Yoga e Meditazione in montagna

Riflessioni da una settimana di yoga e meditazione in montagna.

Di solito viaggio da sola o con persone che scelgo; quelle volte in cui ho viaggiato con estranei, ho sempre avuto una persona amica vicina.

Stavolta sono andata sola in un gruppo di persone sconosciute. Ho prenotato all’improvviso, pochi giorni prima dell’inizio, senza sapere granché dello yoga e di quello che sarei andata a fare – come spesso mi capita di fare! –

Sono arrivata il giorno dopo, quando alcune dinamiche erano già iniziate, ma io ‘atterrata’ di corsa non ci ho fatto caso.

Eravamo sei donne che non si erano mai viste prima più l’insegnante. Questa cosa mi è piaciuta, ma non troppo.
Amo le donne, riesco sempre a stabilire dei rapporti profondi con loro senza competizione. Allo stesso tempo sono consapevole che gli uomini portano quella giusta dose di ‘basilarità’ e sciallo che alle donne, a volte, manca.
In un gruppo di sole donne o stai da dio oppure è un inferno. Non ci sono mezze misure.

Sono femminista, ma non penso che noi donne siamo degli angeli caduti sulla terra o che salveremo il mondo. Questo tipo di retorica mi infastidisce, la trovo diminutiva nei confronti delle donne. Siamo stronze, alle volte, e va bene così. Siamo capaci di cose bellissime e bruttissime, come tutti. Non siamo esenti da nulla fuorché dall’essere donne.

E noi gruppo ‘Dolomiti’ abbiamo saputo essere tutto ció.

Il mio primo giorno, in un luogo incantato, è stato un armaghedon.

Sei elettroni che si sono respinti all’instante. Sei calamite con lo stesso identico polo.

Ero incredula, spiazzata. Non ci potevo credere. Ero tra persone che praticavano, che stavano facendo un percorso di consapevolezza. Ma come era possibile? Ho cercato di osservare, vivere quello che c’era, ma era molto difficile, quasi impossibile.

Solo adesso capisco che quanto è successo è stara una benedizione. Siamo arrivate e abbiamo gettato le maschere. Niente finzioni, nessuno sconto, zero desiderio di piacere alle altre. Solo una sana e vera voglia di essere noi, senza paura di mostrarci per quello che siamo, luci e ombre comprese.

V. è stara il protone tra noi elettroni. Ragno gentile e amorevole che ha saputo tessere una tela leggera ma fortissima. Ha creato ponti invisibili ma saldi, alle volte con una parola, molte altre con uno sguardo o un sorriso. Ci ha avvicinato non giudicando nè redarguendo ma trovando le sottilissime linee che ci univano nelle nostre differenze.

E cosi giorno dopo giorno, pratica dopo pratica, albero dopo albero, ci siamo trovate nel nostro essere diverse, mondi distanti ma uniti da una stessa energia.

Abbiamo saputo ricominciare, ognuno a modo suo. Da quel lunedì abbiamo iniziato un nuovo viaggio, diverso per ciascuna. Le ho viste arrampicarsi sul sentiero della consapevolezza, cadere e rialzarsi, senza mollare mai. Come me. Io non so quali siano i sentieri delle mie compagne e, anche se sembra brutto dirlo, non mi interessa. Nutro il rispetto che si riconosce a chi cammina al tuo fianco. Non serve condividere dove andiamo ma come camminiamo.

La libertà è anche questa, vivere così come siamo e a accettare gli altri cosi come sono. Anche se non ci piacciono, se non sono così come noi vorremmo che fossero. Se sono troppo puntigliosi o introversi oppure troppo chiacchieroni o umorali. Se non abbiamo lo stesso senso dell’umorismo o semplicemente se non ci siamo trovati. Non ci piacciono e basta. Senza un motivo.

Ma forse è proprio questo che ci rende liberi, liberi di mostrarci con le nostre vere facce, senza bisogno di compiacere o di stupire per impressionare. Dire no senza dispiacerti, senza sensi di colpa.

Stare a nostro agio perché il loro giudizio, semplicemente, non ci interessa.

E poi, succede che, piano piano ci si aprezza e ci si piace. Lentamente. Senza quel impeto che proviamo con le persone con cui stabiliamo da sabito un feeling. Ci si piace perché ci si vede cosi come siamo, prezione, uniche e meravigliose. E si riesce a stare insieme senza filtri, mostrandoci per come siamo.

Ringrazio A. per aver segnalato questa bellissima poesia della Szymborska che racconta in un modo semplice e sublime tutto quello che ho imparato in questa settimana fantastica.

E ringrazio tutte le mie compagne, donne meravigliose, complesse, pazze, respingenti e accoglienti. Piene di energia e voglia di vivere. Ho imparato ad amarle non capendole.

Donne vere in cammino.

 

Namastè 🙏🙏

RINGRAZIAMENTO

Devi molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

Wisława Szymborska