Mindfulness

Ho iniziato a leggere di Mindfullness da qualche anno ma, solo da pochi mesi ho cominciato a praticare . Quando ne parlo, le persone mi chiedono cosa sia, cosa vuol dire, Certo, il nome non aiuta, è in inglese e non proprio catchy.

Provo a spiegarla da semplice praticante, con la mente del ‘non so’. Quello che ho letto nei libri e in rete è scritto da chi è un professionista della materia, insegnanti di Mindfullness, psicoterapeuti, praticanti di traduzione buddista. Tutto bene, ma vorrei fornire uno sguardo diverso, da neofita che non proviene da nessuno di questi mondi e che non ha un background specifico.
Mi piacerebbe dare un piccolo contributo per rendere più accessibile la Mindfullness, un po’ pop. Spero di non offendere la sensibilità di nessuno, se così fosse mi scuso anticipatamente

La Mindfullness è la ginnastica della mente cosi come allenarsi in palestra è la ginnastica del corpo.

Mio nonno Giovanni che faceva il pescatore non ha mai pensato di andare in palestra,
Rimaneva in forma andando a pesca sul suo peschereccio, buttando e tirando su le reti, portando le cassette di pesce al mercato. Nessuno gli ha mai detto di fare movimento, non ne aveva bisogno. Cosi come le nostre nonne che andavano a lavorare ogni giorno nei campi.
Poi i lavori manuali sono stati sostituiti da quelli di ufficio, che non comportano alcuna attività fisica ma solo mentale. E così i nostri genitori hanno inziato ad ingrassare, a sentirsi affaticati anche facendo una rampa di scale con i trigliceridi e il diabete fuori controllo. Già alla fine degli anni 70 i medici hanno inziato a prescrivere la ginnastica come modo di mantenersi in salute.
Adesso, per tutti, è diventato normale inserire nella propria routine settimanale due/tre sedute di allenamento . Sappiamo che ci fa bene, che dobbiamo prenderci cura del nostro corpo e che per stare bene dobbiamp allenarci. Da qui è nato il termine di wellness o benssere.

La stessa cosa è per la nostra mente. I nostri nonni ma anche i nostri genitori vivevano secondo dei ritmi ‘naturali’. Tornavano a casa a mangiare per pranzo, non avevano un’agenda piena di appuntamenti e la domenica si andava a trovare i parenti. Ma soprattutto non avevano cellulari, social, tablet da controllare, gruppo wa che suonavano in continuazione, la sensazione sempre di perdersi qualcosa. Vivevano il presente, senza preoccuparsi troppo del futuro e accettando il passato, senza preoccuparsi continuamente di ‘sprecare il tempo’. Erano come dice la mindfullness nella modalità dell’essere. Vivevano la loro vita.
Poi il mondo è cambiato, sono arrivate le tecnologie, le ansie da prestazione, l’imperativo di essere sempre al top. Siamo entrati nella modalità del ‘fare’. Abbiamo acceso la nostra mete e lei ha preso il controllo delle nostre vite e ora, non riusciamo più a fermarla. Controlla lei tutto. Ogni volta che ci fermiamo, seduti a non fate niente, una voce dentro di noi ci dice ‘dai, alzati, non puoi sprecare tempo, devi fare ..(qui metteteci quello che volete). I nostri pensieri sono ovunque, non riusciamo a concentrarci, a vivere una esperienza, una emozione senza che la nostra mente ci proponga pensieri su cosa dobbiamo fare domani, i compiti di matematica da fare di nostra figlia, l’ultima conversazione irritante con il nostro capo. Cosi ci sentiamo stressati, ansiosi o depressi, sempre con la sensazione che ci manchi qualcosa, che avremmo dovuto fare di più.

E così, come alleniamo il nostro corpo, cosi dobbiamo imparare ad allenare la nostra mente a calmarsi, ad allentare il controllo sulle nostre vite ed a vedere le cose con più distacco. Ma non basta dire alla nostra mente di farlo, non funziona così. La nostra mente ci ignorerebbe continuando a fare il suo lavoro. Occorre fare ‘ginnastica’, ovvero come insegna la mindfullness a praticare. Trovare uno spazio nelle nostre giornate, 15, 20 minuti al giorno per sederci e meditare. Fermarsi a non fare nulla, solo respirare concentrandosi su ogni singolo respiro.

Cosi come con lo sport anche qui dopo qualche settimana cominciamo a vedere i benefici. Siamo più focalizzati, più aperti, meno stressati e vedere i pensieri, che altro non sono che le proposte della nostra mente come qualcosa di diverso da noi. Noi non siamo i nostri pensieri. Insomma, diventiamo consapevoli, della nostra mente, del nostro corpo e del nostro cuore.

Come ogni tipo di ginnastica richiede sforzo e fatica, la fatica di ricominciare ogni volta che la mente vaga, con animo curioso e amorevole verso se stessi. Ma poi i benefici arriveranno e ci riapproprieremo delle nostre vite, a vivere pienamante il presente senza essere distratti da mille pensieri. Che poi vogliate fate meditazione del respiro, body scan, meditazione della camminata, yoga, tai chi o meditazione di altro tipo poco importa, l’importante è praticare regolamente come più vi piace.

Ci sono tante altre cose da dire, ma vanno scoperte con il tempo. Spiegare la mindfullness è complicato perché come per le cose più belle e semplici si capisce solo praticandola. Ciascuno ci metterà quello che ritiene più importante, si tratta di un viaggio per riappropriarsi del proprio cuore e della propria vita.

Auguro a me e tutti voi di cominciare e ricominciare ogni volta, perché questo è un viaggio alla scopera dell’essere meraviglioso che ognuno di noi ha dentro di se.

Ringrazio tutti quelli arrivati fin qui. Grazie per aver “sprecato” il vostro tempo con me.
Adesso vado a praticare.