Essere Felici

Ma perché ci ostiniamo a girare sempre sui soliti problemi?
Il lavoro che non ci soddisfa e vorremmo cambiare, la dieta che non riusciamo a fare, il tempo per noi che c’è mai. Molti di questi non sono problemi ma condizioni, situazioni che ci sono. Quello che nella mindfullness viene detto “quello che c’è”.

Perché, spesso, siamo di fronte a dei “gravity problem”.

Come se ci lamentassimo di non poter essere più leggeri e saltellare come Amstrong sulla luna. Capiamo tutti che questo è un non problema. Non possiamo farlo, c’è una legge sulla terra che si chiama gravità e che ci costringe a stare ben piantati a terra. Ma perché riteniamo cosi ovvio che dobbiamo vivere con la gravità e invece fatichiamo ad accettare tutti gli altri gravity problem che ci circondano?

E ce ne sono tanti.
Tutte quelle condizioni che non vogliamo accettare e che ci ostiniamo, arrovellandoci, a voler cambiare, considerandoli dei problemi. E pensateci bene, sono proprio quei problemi che ci portiamo avanti da anni e a cui non riusciamo a trovare una soluzione. Perché soluzione non c’è.

Il fatto che il nostro collega è un opportunista e non fa altro che prendersi i meriti per tutto, non è un problema, è una circostanza. Lui è così, che ci piaccia o meno.

Oppure se non parliamo inglese come la regina Elisabetta e sbagliamo qualche congiuntivo o phrasal verb, non è, come pensiamo sempre, “ho un problema con l’inglese” (a meno che non vogliamo iniziare a fare la carriera di interprete a 50 anni).

E se non siamo alte 1.80 e non abbiamo il fisico di Linda Evangelista negli anni ‘90, abbiamo la cellulite e le smagliature, anche questa è solo la realtà . Non vorrei essere proprio io a dirvelo ma le smagliature rimarranno li per sempre e la probabilità che scomparirà la cellulite è prossima allo zero.

Tutte questi ‘problemi’ sono identici al problema della gravità. Non esistono. Sono quello che c’è. Che ci piaccia o meno. Che lo vogliamo o meno. La vita non si cura di quello che desideriamo, va avanti e ci propone quello che vuole lei. Ma quindi dobbiamo accettarli e non fare niente? E qui arriva il nodo fondamentale di tutto il discorso.

Dobbiamo accettare la realtà, e vedere i gravity problem cosi come sono: circostanze della vita, condizioni esterne a noi.

Quello che possiamo fare è guardarli con occhi diversi e inquadrare il ‘problema’ da un altro punto di vista mettendoci noi al centro e chiedendoci quali possibilità abbiamo in quella determinata situazione. Il collega è uno stronzo, ok, non ci posso fare niente ( a meno d non rompergli la faccia ma poi si rovina il semipermanente nelle unghie); magari mi posso domandare come faccio a fare in modo da far risaltare i miei meriti. O se la situazione è talmente compromessa, posso chiedere di spostarmi in un’altra area aziendale.

Per l’inglese, quante volte ho sentito dire “ho un problema con l’inglese, non parlo bene e quindi preferisco stare zitta”.
Vedetela dal punto di vista opposto: siete un inglese e davanti a voi c’è una persona che sta cercando di comunicare in una lingua che non è la sua. E sta facendo tanta fatica ma ci sta provando. Pensate che l’inglese sia lì a contare gli errori che fate o la pronuncia non proprio Cambridge che avete?

Date retta a me: No.

Lei apprezzerà il vostro sforzo e penserà ‘beata lei che parla una lingua che non è la sua, io parlo solo la mia!’ (Probabilità che questo accada: 99,99%). Se il problema lo vedi in questo modo, non è più un problema; é una opportunità per imparare, comunicare e migliorarsi invece di stare zitti a rimuginare sulla forma in ing.

E per quanto riguarda la cellulite e affini, qui ci stiamo sotto tutte.
Ma se provassimo a vedere la cosa come un superpotere? Proprio oggi Vanessa Incontrada, attaccata sui social per il suo fisico non in linea con i cosiddetti canoni di bellezza ha scritto ‘le vostre imperfezioni vi renderanno uniche’.
E se la nostra bellezza sono proprio le smagliature, la pancetta e le gambe a x?
Con il nostro corpo ci siamo nate, la sua forma cosi come quella del nostro viso è scritta nel nostri geni. Li possiamo migliorare, fare palestra, massaggi, mangiare sano: ma non potremo mai diventare Linda Evangelista o Belen.
Siamo nate cosi. E siamo belle. Tutte. Anche con un vestito azzurro elettrico. E se ci vediamo belle noi, il mondo ci vedrà belle. O forse, alla fine, non ce ne fregherà niente di come e cosa il mondo vuole vedere.

E allora liberiamoci dai gravity problem. Guardiamoli e accettiamoli per quelli che sono e ri-inquadriamoli (reframe, ma perché in inglese sembra tutto più semplice?) per capire quello che noi possiamo fare per viverci bene.

Perché è inutile sprecare la vita a cercare di cambiare ciò che non può essere modificato.
Viviamo la vita con quello che c’è e guardiamola da un punto di vista diverso.

E proviamo ad essere felici.
Non abbiamo una vita B.